Il Giudice


di Mario Lubino

con Mario Lubino, Alessandra Spiga, Alberto Lubino,

Michelangelo Ghisu, Pasquale Poddighe e Paolo Colorito
Scenografia: Igino Panzino
Luci: Tony Grandi

Allestimento scenico: Tomaso Tanda

Si tratta di una commedia grottesca che alterna momenti di forte comicità a momenti di autentica drammaticità. Al centro della vicenda un passante, Antonio Usai, che assiste ad un omicidio a cui è totalmente estraneo, ma viene indicato da un'altra persona come il responsabile ed arrestato, pur dichiarandosi innocente.
Un giovane giudice convinto della sua colpevolezza, lo accusa formalmente. Al giudice si presenta colui che realmente ha commesso il delitto, ma il magistrato non ne tiene conto perché ormai tutti i mass media danno per scontato che il colpevole sia già stato arrestato. Il sostituto procuratore non intende tornare sui suoi passi perché teme che l’ammissione dell’errore giudiziario possa nuocere alla sua carriera.
Non riuscendo a convincere il povero indagato ad ammettere la propria colpevolezza, anche con promesse di una congrua riduzione della pena, chiede aiuto alla moglie dell’imputato, alla quale promette un ottimo impiego ed una casa in comodato d’uso.
Anche la moglie cerca di convincere il marito della bontà dell’offerta, ma il colloquio scatena un feroce alterco fra i due, durante il quale il marito in un momento di lucida follia cerca di uccidere la moglie ma l’esito non sarà così scontato…
Il Giudice è un testo comico-grottesco sull’amministrazione della giustizia, che sul piano del paradosso drammaturgico pone l’accento sull’eterna contrapposizione tra la spietata oggettività della legge e le debolezze umane nell’amministrazione della giustizia. Questo aspetto viene evidenziato dalla forte caratterizzazione dei singoli personaggi, individuando la loro soggettività come il vero impedimento alla realizzazione di un’utopia: una giustizia davvero giusta. 

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